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Destiny

L'abbraccio di Jedediah è caldo, piacevole, consolatorio: la isola dai lamenti che provengono da quella stanza, in cui tutti assieme sono finiti ammassati ormai da giorni. Vi si rifugia senza ritegno, rannicchiandosi ancora di più contro di lui, col capo che si solleva appena a cercare il suo profilo con una guancia. Ogni volta che chiude gli occhi, la sua immagine è lì: le labbra piene tirate in un sorriso, la voglia bianca a forma di serpente che spicca sulla pelle scura, gli occhi pallidi. Il suono piacevole della sua voce riecheggia nella sua testa e la perseguita, impedendole di dormire.  Le immagini proiettate da Dorian nella sua mente sono vivide quasi quanto le emozioni che le suscitano. Di fronte a quelle immagini, il cuore sembra scoppiarle di un sentimento - forse sarebbe più corretto dire un istinto  - che mai si sarebbe aspettata di poter provare, non lei. Capace di spazzare qualsiasi paura, rimpianto, qualsiasi affezione avesse mai provato in vita sua....

At any cost

"A costo della tua vita" La voce di Baron Samedi , graffiata e mormorata come un segreto, rimbomba nella sua testa come un'eco. Quando si sveglia, quella mattina di dicembre, è coperta di sudore ed ha male ovunque. Ma se le immagini svaniscono nei meandri della sua memoria, se i dettagli si dissolvono, le parole restano impresse come col fuoco.  E lui continua a mormorare ancora ed ancora ed ancora. Quella stessa identica frase che come una maledizione la perseguita durante tutta la giornata: si allena - dovrai salvarlo - beve - a costo della tua vita - combatte contro creature occulte - a costo della tua vita - manda messaggi provocanti a Randy .  Ogni secondo, lui è lì con lei, per ricordarle che " Non hai altra scelta che compiacermi ". Che lei è una cosa sua , uno strumento, un mezzo...e le cose non possono rifiutarsi di ubbidire. Non hanno una volontà propria.  Lei l'ha ceduta, quella volontà, il suo ti bon ange .  Ha il coraggio...

Black candle

Una candela nera, che profuma di spezie, è tornata a bruciare al suo posto dopo settimane. L'altare di Baron Samedi, drappeggiato di nero, ha ripreso il suo legittimo posto nella stanza di Sidoine, dove il disordine provocato dagli ultimi cinque giorni di ronde e ritmi di veglia inumani diventa un mero contorno. Nel riparo e nella solitudine di quell'angolo buio dell'Hub, la candela rischiara il profilo di un vecchio tomo rituale, rilegato in pelle e dalle pagine ingiallite, che se ne sta aperto sulle sue gambe intrecciate. La torcia a pile che regge in mano illumina righe scritte in un francese desueto, dal contenuto carico di immagini: circoli magici, ingredienti occulti, tavole anatomiche dipinte a mano.  L'altra di mano regge una bottiglia di gin, consumata a metà. Vi si attacca giusto ora, pretendendo che quelle che scivolino sulle sue guance non siano lacrime. Anche nella sicurezza della sua stanza, il suo è un pianto composto, che non emette un suono...

Hold On

Sono le tre di notte, nell'infermeria dell'Hub. C'è un silenzio assoluto, che stona col chiasso assordante che giusto ventiquattro ore prima o poco più ha animato quello stesso luogo: i commenti trascinati di Galen , le parole schiette di James , la voce pacificatrice di Armag , le frecciatine di Chloe , il sarcasmo amaro di Eldred . Ognuno di loro pronto a reagire in maniera diversa, di fronte alla consapevolezza di aver fallito. Come Jed, che ora è stabilizzato e dorme in quella brandina, di cui segue i parametri vitali, lasciando che il *bip* continuo le riempa la testa di qualcosa di diverso dalle parole degli altri.  Ha mentito .  Ha mentito a Jed quando gli ha assicurato che non avrebbe alzato le dosi di morfina. Nonostante sia "uno stronzo ed un coglione" , è ancora lì a pensare che alla fine non è arrabbiata con lui e che nemmeno lui dovrebbe esserlo. Ha mentito ad Heck , quando lasciandosi accompagnare docilmente dai suoi tentacoli ha prom...

Challenge

"I can be... far   better ...than this" I am better. E' ubriaca. Molto ubriaca, tanto ubriaca, " unabottigliaemezzodiwhiskey" ubriaca. Lascia la cucina  dell'Hub a notte fonda, barcollando tentoni nel corridoio verso le stanze. Non sembra un caso che tiri dritto verso quella di Geese , lasciandosi andare sul suo letto esausta, quasi a peso morto. Alla maldestra e caotica ricerca di contatto umano, si ritrova a sbiascicare un mormorato "Mi dispiace" Che si ripete una, due, tre volte, via via più fievole, cedendo il posto a quel mantra, mormorato una sola volta, prima di sprofondare nell'ennesimo sonno agitato e turbolento. "Posso essere meglio di così. Lo prometto".