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Visualizzazione dei post con l'etichetta Geese

Death

Le Furie le danno così tanti pugni e calci, che ad un certo punto smette di sentirli come una cosa distinta: ha male ovunque. Il suo stesso sangue nero le si riversa negli occhi, le riempe il naso, le chiude la gola rendendole difficoltoso respirare. Ogni respiro sempre più difficoltoso, strozzato, rauco. Ad un certo punto smettono, ma lei non se ne rende nemmeno conto.  Sta morendo .  Non una morte gloriosa, né una esemplare - solo lei che si strozza nel suo stesso sangue. La voce di Hector è una eco distante, ovattata.  "Cazzo Sid. Rispondi." La colpisce, ma lei non reagisce.  Spalanca gli occhi, ci prova, in un ultimo tentativo - vorrei vedere il cielo, almeno - si ritrova a pensare. Ma di fronte agli occhi c'è solo il nero di quel suo sangue corrotto e non riesce ad aprirli davvero. Schiude le labbra, ma l'aria che le scende in gola rantola, non emette nessun suono sensato.  Vorrebbe dire tante cose, Sidoine - lei che la morte ...

Hold On

Sono le tre di notte, nell'infermeria dell'Hub. C'è un silenzio assoluto, che stona col chiasso assordante che giusto ventiquattro ore prima o poco più ha animato quello stesso luogo: i commenti trascinati di Galen , le parole schiette di James , la voce pacificatrice di Armag , le frecciatine di Chloe , il sarcasmo amaro di Eldred . Ognuno di loro pronto a reagire in maniera diversa, di fronte alla consapevolezza di aver fallito. Come Jed, che ora è stabilizzato e dorme in quella brandina, di cui segue i parametri vitali, lasciando che il *bip* continuo le riempa la testa di qualcosa di diverso dalle parole degli altri.  Ha mentito .  Ha mentito a Jed quando gli ha assicurato che non avrebbe alzato le dosi di morfina. Nonostante sia "uno stronzo ed un coglione" , è ancora lì a pensare che alla fine non è arrabbiata con lui e che nemmeno lui dovrebbe esserlo. Ha mentito ad Heck , quando lasciandosi accompagnare docilmente dai suoi tentacoli ha prom...

Curse

Le paure si addensavano, si rincorrevano nella sua mente ad una velocità impressionante, pronte a collidere l'una con l'altra.  Da un lato, la paura di morire , l'orrore per l'avanzare inesorabile di quella mutazione, divenuta una lenta condanna. Se normalmente non avrebbe dato peso allo spettro della morte nella sua vita, tutt'altra storia è dover combattere quella partita impari come il silenzioso spettatore di una corruzione che avanza, un centimetro di pelle alla volta.  Senza scelte, senza vie di uscita. Se non bastasse questa consapevolezza, il resto del mondo sembra ben disposto a rinfacciare a quello strano fenomeno da baraccone l'orrore che è capace di provocare loro. Perché, come disse a quella donna a China Town " La gente ha già abbastanza scazzi, non ha voglia di trovarsi la morte sbattuta in faccia per la strada" . Un po' come certi panni sporchi, che andrebbero lavati in casa, con discrezione.  Ed alla fine, alla fin...

Crossroads

Lascia ciondolare le gambe nel vuoto, così seduta pigramente sulla ringhiera di una scala antincendio, con un sigaro per le mani e la schiena curva. E' notte fonda, i vicoli sono silenziosi, scuri.  Di tutto il silenzio ed il buio che la circonda, lei scruta un pertugio in particolare, una semplice porta finestra chiusa su di una stanza buia. A dire il vero, tutto quell'appartamento ha l'aria di un luogo vuoto, sfitto.  Lei se ne sta lì, a scrutarlo nonostante tutto a distanza, con quell'aria assorta e distante, in un certo senso incredula, inseguendo fantasmi di figure assenti con le labbra strette fra loro, con un groppo alla gola.  Perché stavolta non ha più una scappatoia, un via di fuga, una qualsiasi forma di controllo: Erik se n'è andato, in qualche luogo dove lei non potrà più raggiungerlo, spiarlo o semplicemente controllare che stia bene da cauta distanza. L'unica cosa rimasta ad attenderla, in quelle quattro mura, sono i ricordi.  R...

Holding hands

Fuori tecnicamente è giorno, ma c'è il silenzio tipico della notte in quel piccolo tugurio dell'Hub che chiama stanza, fatto di respiri leggeri e rumori ovattati dall'esterno. Il letto su cui è riversa è piccolo: insieme a Geese ci sta stretta e questo la costringe a stare sul fianco, col capo nell'incavo della sua spalla, la guancia poggiata contro il suo petto e la sinistra mollemente intrecciata alla mano dell'uomo. Ancora una volta priva di sonno, in uno strano stato di torpore che è un misto di emozioni, stanchezza ed alcol, i suoi occhi pallidi si fissano sull'intreccio delle loro dita. Osserva il modo naturale e lieve in cui le loro mani combaciano, trovando pace nella loro febbrile ricerca solo quando congiunte.  Ora, prima, l'altro giorno, in ronda, con le ossa rotte. Sempre. "Sarà che le mani sono il fulcro del nostro potere" l'ha pensato spesso e lo pensa anche ora, anche se ogni volta non ha risposta a questa domanda. ...